TERRITORIO: IL VINO COME RACCONTO DEL FRIULI
5 Ottobre, 2026
Lignano, 03/10/26 – A ISOLA AUGUSTA IL FORUM DI ARGA FVG SUL FUTURO DEL VIGNETO FRIULI: PRODUTTORI, ENOLOGI E GIORNALISTI A CONFRONTO SU TURISMO, IDENTITÀ E COMUNICAZIONE
LA QUALITÀ NON BASTA: SERVE UNA NUOVA “REPUTATION” PER FAR CONOSCERE IL VALORE DEI TERRITORI, DEI VINI E DELLE COMUNITÀ
Un vino non nasce soltanto da un vitigno. Nasce da un paesaggio, da un clima, dalla storia di una comunità e dal lavoro quotidiano di chi coltiva la terra. È questa la consapevolezza emersa dal Forum sul “Turismo del vino”, organizzato da ARGA FVG in collaborazione con l’Associazione culturale La Riviera Friulana e ospitato dall’azienda agricola Isola Augusta di Palazzolo dello Stella.
Produttori, enologi, sommelier, ricercatori e giornalisti si sono confrontati sul futuro del Vigneto Friuli e sul ruolo che la viticoltura può svolgere nello sviluppo turistico, economico e culturale del Friuli Venezia Giulia. A moderare l’incontro è stato Carlo Morandini, riconfermato alla presidenza di ARGA FVG e nel Consiglio nazionale UNARGA.
Il tema centrale è stato chiaro: il Friuli Venezia Giulia possiede qualità, storia e varietà, ma deve tornare a raccontarle con maggiore forza e continuità. La sfida non riguarda soltanto la produzione di vini eccellenti, ma la capacità di renderli riconoscibili, collegandoli ai luoghi da cui provengono.

Alla fine del secondo millennio il “Vigneto Friuli” era considerato competitivo con le principali realtà vitivinicole internazionali. Le Grave, i Colli Orientali, il Collio e il Carso avevano conquistato l’attenzione di degustatori, operatori e appassionati grazie a vini capaci di esprimere territori diversi, ma accomunati da una forte identità.
Oggi la qualità resta diffusa, ma non può più essere data per scontata. Deve essere sostenuta da una comunicazione moderna, autorevole e capace di parlare a pubblici diversi, dai consumatori italiani ai visitatori stranieri, dagli operatori del settore ai giovani.
Stefano Trinco, presidente della DOC Friuli, che rappresenta oltre il 50% della produzione regionale, ha sottolineato la necessità di recuperare immagine e riconoscibilità. Il Friuli, ha spiegato, deve valorizzare le differenze tra territori, microclimi e metodi produttivi, evitando che la ricchezza delle sue aree viticole rimanga poco conosciuta.

La “reputation” di un territorio, infatti, non coincide soltanto con la qualità del prodotto. È la percezione complessiva che il pubblico ha di un luogo: dei suoi vini, dei suoi paesaggi, delle sue imprese e delle persone che lo abitano. Per questo il vino può diventare una delle chiavi più efficaci per raccontare il Friuli Venezia Giulia.
In questo percorso la stampa specializzata svolge un ruolo decisivo. Gian Paolo Girelli, segretario generale di UNARGA, ha richiamatou la responsabilità dell’informazione nel favorire una conoscenza corretta delle produzioni locali e nell’accompagnare visitatori e operatori alla scoperta delle eccellenze regionali.

Il Friuli Venezia Giulia vanta una tradizione importante nella comunicazione agricola e vitivinicola. Durante il Forum sono state ricordate la trasmissione radiofonica RAI “La vita nei campi”, realizzata dalla sede di Udine e indicata come la più longeva trasmissione agricola radiofonica italiana, e la rivista “Il Vino”, prima pubblicazione italiana specializzata nel settore, ideata da Isi Benini, responsabile della RAI friulana.
Una storia che si intreccia con quella di Isola Augusta e della famiglia Bassani. Massimo Bassani ha ricordato il percorso dell’azienda, fondata dal padre Renzo, tra i pionieri della viticoltura friulana. La scelta di investire nei terreni situati accanto all’antica via romana Annia si è trasformata nel tempo in un’esperienza produttiva e culturale riconosciuta anche a livello europeo.
Anche la vendemmia conferma quanto il settore sia chiamato a confrontarsi con cambiamenti profondi. Stefano Trinco ha ricordato l’anticipo record della raccolta, iniziata già a metà agosto. Un dato che testimonia l’impatto dell’andamento climatico sui cicli della vite e impone alle aziende di adeguare tecniche, tempi e strategie produttive.

Nel suo intervento Bassani ha ripercorso alcune tappe fondamentali dello sviluppo del settore: La Casa del Vino di Udine, realizzata con Piero Pittaro, Agrapromo, il Movimento Turismo del Vino, il marchio CE.VI.Q. e il progetto della Riviera Friulana, sviluppato insieme a Carlo Morandini per valorizzare un’area complementare alle località balneari regionali. Un sistema turistico che nel 2025 ha registrato circa 11 milioni di presenze e che può trovare nel vino un ulteriore elemento di attrazione.
Innovare, però, non significa rinunciare alla tradizione. Al contrario, significa proteggerla e renderla comprensibile alle nuove generazioni e ai visitatori. Roberta Bortolin, sommelier AIS di Trieste, ha evidenziato il valore delle varietà autoctone dell’area rivierasca, legate a una storia viticola antica e a caratteristiche territoriali precise.
Tra gli esempi citati figura il Refosco, affine al Terrano e apprezzato anche nel Carso. Sono vini che possono diventare autentici ambasciatori del territorio perché racchiudono in sé memoria, paesaggio e cultura produttiva.

Un altro elemento di interesse è rappresentato dalla spumantizzazione, a partire dal Brut metodo classico sviluppato da Piero Pittaro e sostenuto da Massimo Bassani. Le bollicine regionali possono intercettare nuovi pubblici e contribuire a fidelizzare i turisti che arrivano al porto di Trieste e scelgono di proseguire il viaggio alla scoperta dell’entroterra, fino all’area del San Danielese.
Adriana Ronco Villotta, ricercatrice e docente, ha ricordato come molti vini regionali abbiano origini antiche e contribuiscano a identificare le numerose sottozone del Friuli Venezia Giulia. Luce, temperature, umidità, venti e composizione dei suoli determinano differenze che rendono ogni area vitata riconoscibile.
È proprio questa varietà, secondo Girelli, uno dei principali punti di forza del Vigneto Friuli. Una ricchezza che deve essere raccontata con maggiore chiarezza, attraverso una comunicazione capace di unire il linguaggio tecnico del vino con quello più immediato del turismo e dell’esperienza.

Il Forum ha indicato quattro direttrici fondamentali per il rilancio del settore: qualità produttiva, identità territoriale, comunicazione e turismo. La promozione del vino non può limitarsi alle etichette, ma deve comprendere i paesaggi, le cantine, le competenze, la ristorazione, l’ospitalità e le comunità locali.
Il turismo del vino può diventare così un vero strumento di sviluppo. Può collegare aziende agricole, ristoranti, strutture ricettive, percorsi cicloturistici, borghi e luoghi della cultura, trasformando la visita in un’esperienza completa e memorabile.
La viticoltura si conferma quindi non soltanto un comparto produttivo, ma una forma di narrazione del territorio. Ogni bottiglia può raccontare una collina, una pianura, un vento, un suolo e il lavoro di una famiglia. Per rafforzare la reputazione del Friuli Venezia Giulia sarà necessario rendere questo patrimonio più visibile, più accessibile e più riconoscibile.
Il futuro del Vigneto Friuli passa dalla capacità di unire tradizione e innovazione, qualità e comunicazione, produzione e accoglienza. Perché il vino, quando è raccontato bene, non porta con sé soltanto un sapore: porta il luogo da cui proviene.
Marco Morandini
