Rodaro Wines, l’identità del territorio e la sfida delle annate difficili

  19 Agosto, 2026

L’identità del territorio collinare e l’essenza del vigneto friulano si respirano sui rilievi vitati che circondano Villa Rodaro Romano, a Spessa di Cividale, dove la famiglia Rodaro, dal 1845 e probabilmente anche da prima, interpreta le opportunità e affronta le criticità dell’attività agricola in un territorio caratterizzato dall’irregolarità dei terreni e dalla variabilità delle condizioni climatiche, spesso molto diverse da un’annata vendemmiale all’altra.

È proprio in questo contesto che si è svolta la visita-corso organizzata da ARGA FVG, alla quale hanno partecipato i giornalisti iscritti all’associazione, con l’obiettivo di approfondire sul campo i temi della viticoltura friulana, del rapporto tra territorio e produzione e delle difficoltà che il comparto agricolo si trova oggi ad affrontare.

Ad accogliere i giornalisti è stato Paolo Rodaro, affiancato dalla moglie Lara, che ha illustrato la storia della famiglia, la filosofia aziendale e le scelte che guidano oggi Rodaro Wines. Un incontro formativo che ha permesso ai partecipanti di confrontarsi direttamente con il produttore e di osservare sul campo gli effetti di una stagione particolarmente difficile.

È proprio dalla consapevolezza della complessità del territorio che nasce la filosofia di Paolo Rodaro, viticoltore di Ipplis, che non ama lasciarsi trasportare dalle mode del momento né dal successo raggiunto dai propri vini. Al contrario, guarda oltre le tendenze e oltre la variabilità del meteo, convinto che il futuro della viticoltura passi anche dalla capacità di sperimentare e di leggere con attenzione ciò che ogni annata è in grado di esprimere.

La scelta è quindi quella di concentrare la produzione sui vitigni storici, quelli che nel corso del tempo hanno dimostrato una particolare capacità di adattamento alle diverse condizioni pedoclimatiche che caratterizzano, anche a macchia di leopardo, i 170 ettari della superficie aziendale.

Sono varietà che appartengono alla storia dell’azienda e che hanno saputo superare non soltanto le bizze del clima, ma anche la volubilità dei gusti del grande pubblico. Per Paolo Rodaro, dunque, guardare al passato non significa essere nostalgici, ma recuperare esperienze e conoscenze utili per affrontare il presente e costruire il futuro.

Occorre, sostiene il viticoltore, riflettere sulle scelte compiute negli ultimi decenni e, quando necessario, avere il coraggio di modificarle, soprattutto quando non hanno contribuito a rafforzare la competitività di un vigneto che possiede naturalmente caratteristiche e peculiarità riconosciute a livello internazionale.

Una filosofia che diventa ancora più importante di fronte ad annate difficili come quella in corso.

Il vigneto racconta lo stress della siccità

Durante la visita-corso, Paolo Rodaro ha portato i giornalisti di ARGA FVG direttamente nel cuore della realtà produttiva, mostrando alcuni esempi concreti degli effetti provocati dalla siccità e dalle alte temperature sulla vite.

A parlare sono stati i grappoli e, in particolare, i raspi e gli acini rimasti dopo lo stress idrico che ha colpito le piante.

In condizioni di forte siccità e calura, la vite modifica il proprio equilibrio idrico e, per garantirsi la sopravvivenza, tende a richiamare verso il tronco parte dell’acqua precedentemente destinata ai grappoli e agli acini. Il risultato è evidente: gli acini si svuotano e la maturazione può risultare compromessa, con una possibile riduzione delle sostanze indispensabili alla formazione di vini di pregio.

I grappoli con pochi acini residui diventano così una sorta di fotografia dello stress idrico subito dalla pianta e raccontano, meglio di qualsiasi dato, la difficoltà di una stagione agricola segnata dalla siccità.

Un fenomeno che non riguarda soltanto la vite. Anche altre specie vegetali, di fronte alla carenza d’acqua, adottano strategie di sopravvivenza: la pianta riduce progressivamente la disponibilità idrica destinata alle foglie, che possono ingiallire, seccarsi e cadere a terra, creando un paesaggio che ricorda quello autunnale anche nel pieno dell’estate.

È la risposta della natura a condizioni climatiche sempre più imprevedibili e un ulteriore richiamo alla necessità di una viticoltura capace di adattarsi, senza perdere il legame con la propria storia.

La visita a Rodaro Wines ha offerto quindi ai giornalisti iscritti ad ARGA FVG non soltanto l’occasione di conoscere una storica realtà vitivinicola del territorio, ma anche un momento di formazione professionale sul campo, attraverso il confronto diretto con chi ogni giorno affronta le conseguenze delle trasformazioni climatiche e delle nuove sfide dell’agricoltura.

Ed è proprio in questo equilibrio tra tradizione e sperimentazione che Paolo Rodaro individua la strada per affrontare le difficoltà: valorizzare ciò che il territorio ha selezionato nel tempo, osservare con attenzione i segnali della natura e continuare a sperimentare in cantina per trasformare la complessità di ogni annata in una nuova occasione di conoscenza e di crescita.

Un’esperienza che conferma il valore delle iniziative formative promosse da ARGA FVG, attraverso le quali i giornalisti possono avvicinarsi direttamente alle realtà produttive regionali e acquisire strumenti e conoscenze per raccontare con maggiore consapevolezza il mondo agricolo, agroalimentare e vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia.

argafvg/MM