Formazione ARGA FVG al Castello di Buttrio tra storia, vigneti e il respiro del territorio
31 Maggio, 2026
I giornalisti di ARGA FVG in visita al compendio rurale storico guidato da Alessandra Felluga
Ci sono luoghi che non si limitano ad occupare uno spazio geografico, ma sembrano custodire una propria anima. Il Castello di Buttrio è uno di questi.
Nel terzo incontro primaverile di ARGA FVG, l’Associazione regionale della stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio presieduta da Carlo Morandini, i giornalisti hanno avuto l’opportunità di conoscere da vicino uno dei siti più affascinanti dei Colli Orientali del Friuli, accompagnati da Alessandra Felluga, custode di una storia che continua a vivere e trasformarsi.
Presenti, tra gli altri, il segretario nazionale di UNARGA Gian Paolo Girelli, il presidente onorario di ARGA FVG Amos D’Antoni e il vicepresidente Claudio Soranzo.
La collina Pampinutta, sulla quale sorge il castello, era già nota agli antichi. Dalle sue alture lo sguardo domina la pianura friulana fino al mare e controlla naturalmente gli accessi provenienti da nord. Non è difficile comprendere perché proprio qui, intorno all’anno Mille, sia sorto un castello costruito sulle fondamenta di precedenti insediamenti romani.
Le pietre del maniero raccontano vicende di guerre, ricostruzioni e passaggi dinastici. Tuttavia, mentre gli uomini cambiavano, la vite continuava il proprio percorso silenzioso, intrecciando la propria storia a quella della collina.
Fu questa intuizione a guidare Marco Felluga quando nel 1994 acquistò il Castello di Buttrio dai Morpurgo. Non vide soltanto un edificio storico da recuperare, ma un organismo territoriale da riportare all’armonia originaria. Una visione condivisa con la moglie Alba e oggi portata avanti dalla figlia Alessandra.
Affidatale dal padre fin dai primi anni del progetto, Alessandra Felluga ha seguito con passione e determinazione il recupero del complesso storico, dei vigneti e dell’intero sistema paesaggistico che circonda il castello. Un lavoro che continua ancora oggi e che ha permesso di riportare il sito al suo splendore, nel pieno rispetto delle prescrizioni della Soprintendenza.
Passeggiando tra le vigne si percepisce come il territorio non sia stato semplicemente sfruttato, ma accompagnato nella sua evoluzione. Alcuni vigneti superano i cinquant’anni di età e convivono con nuovi impianti inseriti con equilibrio nel paesaggio. Oggi l’azienda conta 22 ettari vitati, sviluppati senza alterare l’identità storica del luogo.
Nel racconto di Alessandra Felluga emerge una concezione della viticoltura che va oltre la semplice produzione. Il vigneto diventa parte di un ecosistema culturale dove paesaggio, storia e attività umana collaborano in un equilibrio dinamico.
Durante la visita, il caldo della giornata sembrava voler mettere alla prova i partecipanti. Eppure una brezza costante e sorprendentemente gradevole ha accompagnato il percorso tra cortili, terrazze e filari.
Gli abitanti più anziani ricordano ancora quando Buttrio era considerata una località favorevole alla salute respiratoria e ospitava un sanatorio. Forse sono suggestioni, forse particolari condizioni climatiche. Sta di fatto che il colle continua a trasmettere una sensazione di benessere che i visitatori hanno potuto sperimentare direttamente.
Anche la geologia contribuisce a raccontare questa storia. Milioni di anni fa il mare arrivava fin qui, lasciando in eredità marne e arenarie che oggi costituiscono il fondamento della qualità viticola dei Colli Orientali. È come se la memoria dell’antico mare continuasse ancora a dialogare con le radici delle viti.
Nel corso degli anni Alessandra Felluga ha sviluppato attorno al castello un sistema di accoglienza che comprende la Locanda, il ristorante, il centro benessere e la cantina. Non semplici servizi turistici, ma strumenti per permettere agli ospiti di entrare in relazione con il luogo e con la sua identità.

Dalle terrazze del maniero si possono degustare i vini simbolo dell’azienda: il Friulano, protagonista della storica battaglia per la difesa del Tocai friulano sostenuta anche da Marco Felluga, la Ribolla Gialla, il Refosco dal Peduncolo Rosso e il Verduzzo da appassimento “Ambra”, del quale è stata proposta una raffinata annata 2013.
Ogni calice sembra racchiudere qualcosa di più della semplice espressione enologica. Racconta il lavoro delle persone, la memoria della terra e il dialogo continuo tra natura e cultura.
Lasciando il Castello di Buttrio resta la sensazione che alcuni luoghi riescano ancora a custodire una relazione autentica tra uomo e ambiente. Una relazione che non appartiene soltanto al passato, ma che può rappresentare una preziosa indicazione per il futuro.
Marco Morandini
