#Vino: Roberto Felluga guarda già con progettualità al dopo emergenza

  13 Maggio, 2020

Il ‘lockdown’ stimola i viticoltori del Friuli Venezia Giulia a incentivare la qualità

Da Russiz superiore, Roberto e Marco Felluga per la riduzione delle rese per ettaro sul Collio

Anche il mondo del vino ha preso atto con sconcerto della situazione creata dalla pandemia. Lo ha fatto dapprima tastando nell’aria il timore che il dilagare del contagio nel mondo potesse generare effetti pesanti sul mercato non solo nazionale ma anche globale, come poi è avvenuto. Poi, cominciando a soppesare, giorno dopo giorno, effetti sempre più complessi, sul mondo dell’horeca (acronimo che sta per ‘Hotellerie-Restaurant- Café’, ma sottintende anche il mondo del catering).

“Uno sconcerto che ha colpito non solo il mercato del vino ma soprattutto la vita di tutti noi”: parla Roberto Felluga, tra i viticoltori più conosciuti nel pianeta dei gourmet di diverse parti del mondo, figlio del patriarca della viticoltura del Collio, Marco Felluga, tra gli autorevoli paladini di quella nicchia di pregio che è, e si è saputa mantenere tale.

“Un’emergenza che ci ha colpito profondamente – prosegue Roberto Felluga – per le tragedie di molte famiglie, e abbiamo perso anche alcuni cari amici. Mio padre sta vivendo una situazione particolare, perché ha ormai 92 anni, e in queste settimane si è recluso da solo in casa per tutelarsi dal contagio”.

Al di là degli aspetti affettivi, Roberto Felluga lamenta che non vi sono ancora certezze su come evolverà la situazione, anche se nella nostra regione si profilano le prime riaperture delle attività. Incertezza, che ha riflessi pesanti sull’economia anche delle aziende agricole, tra le quali quelle vitivinicole del Collio, come Russiz Superiore e Marco Felluga. Perché, nel frattempo, il mondo rurale deve andare avanti. La campagna e i vigneti fanno il loro corso e seguono l’andamento che l’avvicendarsi delle stagioni ha sulla natura. Quindi, i costi di gestione della vitivinicoltura non possono essere congelati nel periodo dell’emergenza. Tant’è che gli spostamenti per la lavorazione delle campagne sono stati consentiti fin dall’avvio del ’lockdown’.

“Quello in atto – evidenzia Roberto Felluga – è una situazione non a lungo sostenibile economicamente, innanzitutto per i riflessi a livello globale, perché molte nostre aziende lavorano con l’estero, e al momento tutto il mondo dov’è conosciuto il vino italiano, e del Friuli Venezia Giulia in particolare, si è fermato. I nostri vini, i vini del Collio raggiungono anche i mercati cinese e americano. Che per ora non ricevono i nostri prodotti. Nel mentre, i costi del lavoro nel vigneto continuano a esserci, ma non sono più coperti dalle entrate”.

Quindi?

“Quindi ci sono aziende più strutturate che riescono anche ad accedere al credito, altre sono già in sofferenza, perché la situazione attuale è andata ben oltre le previsioni più pessimistiche, ed è capitata all’improvviso: forse nemmeno un film premonitore di fantascienza sarebbe riuscito ad anticipare quella che oggi purtroppo è una realtà”.

Come ha risentito il mondo del Collio di questa situazione?

“In modo pesante, perché la collocazione di gran parte dei nostri vini è l’horeca, che finalmente da lunedì, nel Friuli Venezia Giulia e in altre Regioni come il Veneto, potrà nuovamente lavorare. Ci sono altri canali di vendita, come l’on line, sui quali qualche azienda si è rafforzata, ma rappresentano una minima parte rispetto al lavoro abituale, perché si riferiscono a una percentuale molto bassa delle vendite rispetto alla situazione ante-emergenza”.

“Al momento, si sta cercando di potenziare l’on line, ma finché il canale dell’horeca non riprenderà a pieno regime, la situazione rimarrà difficile: ci troveremo sempre a rincorrere situazioni in affanno”.

Ma ecco uno spiraglio:

“I nostri vini hanno una certa longevità. Anche i bianchi del Collio si prestano all’invecchiamento. Quindi, il doverli conservare nelle nostre cantine per un anno, un anno e mezzo in più, potrebbe non costituire, almeno quello, un problema”.

Che cosa vi aspettate?

“Che almeno gli aiuti annunciati dal Governo possano arrivare… Si è parlato della Cassa integrazione, ma finora non c’è stato alcun riscontro concreto, per l’accesso al credito, stessa situazione: non ci sono ancora le linee guida e le banche non avviano nemmeno l’istruttoria delle pratiche. I contributi a fondo perduto sono stati annunciati, ma non sono mai arrivati. Non c’è al momento alcun aiuto concreto, salvo le iniziative della nostra Regione che stanno per essere varate. Peraltro, siamo comunque attanagliati da una burocrazia che non tutte le aziende riescono ad affrontare. Ci vorrebbero provvedimenti più mirati per queste situazioni emergenziali: se un lavoratore non riceve lo stipendio ed è prevista la Cassa integrazione, la può anticipare l’azienda. Ma in una situazione come questa, lo può fare solo se ha la certezza che poi il costo sarà coperto dalla Cassa integrazione. Nel frattempo, le famiglie dei nostri lavoratori devono mangiare: c’è un po’ di scollamento tra la situazione reale e ciò che dovrebbe accadere, e ciò che chi si trova in difficoltà ha il diritto di attendersi”.

Che cosa ci dobbiamo aspettare su come ci dovremo comportare per degustare i vini di nicchia?

“Di certo qualche cosa cambierà. Il ristorante non darà più al cliente la Carta dei vini in formato cartaceo, così come saranno modificati altri dettagli per il consumo e la presenza nel ristorante, o in enoteca. Ma in generale, al consumatore finale, credo che piacerà sempre degustare i vini dei marchi storici, quelli che hanno consolidato la loro presenza con la qualità, sui mercati, e nei luoghi di degustazione. In una fase come questa, il consumatore vuole certezze. E le certezze le troverà dalle etichette che già conosce. Vivremo una fase di transizione nella quale, magari, la fascia media si avvicinerà anche ad altri prodotti a prezzi più bassi, ma certamente rimarrà sulla qualità del Collio”.

Ma Roberto Felluga, attento osservatore del mondo dei consumatori, acuto e attento previsore di quelle che saranno l tendenze e le prospettive dei mercati, anche alla luce del bagaglio di esperienze maturate sui mercati globali dal ‘vigneto’ Collio, nelle quali lui, e prima ancora suo padre Marco si sono cimentati con consapevolezza in prima persona, non poteva non lanciare una proposta che può sembrare provocatoria, vista la situazione contingente. Ma che in realtà sintetizza la capacità di saper cogliere anche dai momenti meno facili, e drammatici, uno spunto e un’occasione di crescita:

“Ho proposto ai miei colleghi, visto l’esito che potrà avere la vendemmia 2020 sui mercati, anestetizzati dalla crisi derivata dalla pandemia, che si tradurrà in molte giacenze in cantina, che questa possa essere l’occasione per introdurre nel disciplinare del Collio la riduzione del 20/30 per cento delle rese di uva per ogni ettaro di superficie vitata”.

Il che, si rifletterà in un’ulteriore impennata della qualità dei vini, accrescendo la collocabilità del prodotto non appena l’effetto della pandemia sarà dimenticato.

Un’ipotesi, alla quale plaude anche Marco Felluga, che nel suo ritiro sul Collio, pur avendo vissuto gli anni della seconda guerra mondiale, osserva con attenzione al ‘lockdown’. Marco, guarda sempre con grande fiducia in avanti. E l’ipotesi di ridurre le rese, lo affascina. Come quando è nato il blend ‘Collio Bianco’, o come quando si è battuto senza mezzi termini in difesa del Tocai friulano. Non solo, ma guarda con fiducia agli sviluppi della situazione per quanto riguarda il mondo del vino:

“siamo italiani, e come abbiamo sempre fatto sapremo rappresentare al mondo quanto valiamo, anche dopo la pandemia”.

L’orgoglio di saper essere italiani, e autori di marchi e prodotti che hanno sfidato e superato le eccellenze del mondo, anche per Roberto Felluga dovrebbe essere la ricetta che assicura un’accelerazione alla ripresa. Ma per Roberto, questa situazione difficile, è auspicabile ci faccia riflettere sugli effetti positivi che il ‘lockdown’ ha comunque avuto sull’ambiente. E ci spinga a guardare con maggior rispetto al mondo della natura.

“Inducendoci verso stili di vita più sostenibili. A vantaggio di tutti, anche dell’ecosistema nel quale noi siamo chiamati a operare”.

Carlo Morandini