RIBOLLA GIALLA SPUMANTIZZATA: A SAN DANIELE SI FACEVA GIA’ NEGLI ANNI ‘70

  17 Ottobre, 2016

L’INNOVAZIONE E LA RICERCA DI NUOVI MERCATI CARDINE DELLA CRESCITA DEL VIGNETO FRIULI EDUCATIONAL DI ARGA FVG A RIVE D’ARCANO (UD): BIDOLI VINI NELLA PIU’ ANTICA FORNACE

Fa parte della storia dell’economia collinare e friulana la famiglia Bidoli, che da generazioni lega la sua attività, la sua vita al territorio e alla valorizzazione delle sue potenzialità. Con uno slancio imprenditoriale e innovativo che l’ha posta all’avanguardia, fin dai primi decenni del secolo scorso. I Bidoli hanno infatti saputo guardare oltre i mercati del momento, e scoprire opportunità anche ben oltre la linea dell’orizzonte. Perché siamo convinti di questo? Negli anni ’70, ero poco più che un ragazzo. E come tutti i friulani, giovani e non più tali, amavo già le cose buone. Il gusto e il sapore del territorio. I prodotti che un amico, piuttosto che un altro, mi faceva conoscere, o mi segnalava. Così, condividendo passioni e tempo libero con Marco, il figlio di Isi Benini, conosciuto nei mesi successivi al terremoto, quanto le tendopoli improvvisate nelle strade della città (Udine) favorivano la socializzazione e nuove amicizie nate per stemperare all’aperto la paura delle scosse che si susseguivano, e quando ancora non mi sarei immaginato che avrei fatto il giornalista, ancor meno enogastronomico, ho assaggiato la Ribolla spumantizzata di ‘Tite’ Bidoli. Gradevole, fresca, ‘beverina’, non aggressiva ma elegante. Ho un ricordo indimenticabile di quel sapore. Probabilmente, in quelle bottiglie era nata l’innovazione del vino friulano. E in quell’epoca era partita la rinascita dell’economia del Friuli Venezia Giulia, dovendosi scuotere di torno la polvere delle macerie, ma anche quella che forse si era depositata nella società e nella sua economia. Al pari di altre realtà. Non ho mai potuto cogliere la fonte di quell’idea. Quella della Ribolla spumantizzata. Forse fu stimolata dalla ricerca di nuovi mercati, anche all’estero, tra gli emigrati che allora erano ancora molto legati alla terra dei padri. E ogni estate rientravano a casa. L’idea della Ribolla spumantizzata, è poi stata sviluppata da altri. In linea con il mutare delle condizioni di mercato e il progresso della comunicazione, del marketing, del giornalismo di settore. Elementi, che all’epoca non erano ancora stati sviluppati, ed erano lasciati alla improvvisazione, all’intuizione, alla grande intraprendenza dei singoli, e hanno rappresentato il fondamento della civiltà contadina e della imprenditoria friulana. In questo caso, Giobatta Bidoli, ‘Tite’ per gli amici, aveva sviluppato l’attività agricola, e alla fine anche viticola del padre, Alessandro Bidoli, a San Daniele del Friuli. Un prologo un po’ lungo, questo, Vi chiederete. E invece no. Ci stava. Perché nell’anno del terremoto ho conosciuto anche Arrigo Bidoli, figlio dell’inventore di quella Ribolla, allora studente come lo ero io. Ora, direttore generale ed enologo dell’azienda. E che oggi, assieme alla sorella Margherita, responsabile delle esportazioni, guida Bidoli Vini. Realtà, che non si trova più a San Daniele del Friuli, bensì a Rive d’arcano. Nella più antica delle innumerevoli fornaci della zona collinare del Friuli, che risale al 1890. Per trovarla, oltre al fatto che molti conoscono già la fornace perché si distingue ancora dalla ciminiera e dalla tipica struttura esterna lasciata pressoché immutata, eccetto per le grandi vetrate dell’area degustazione, conviene percorrere la strada che porta da Fagagna a Majano. In questa struttura legata alla storia dell’economia locale, Bidoli Vini realizza prodotti enologici di qualità, da vitigni internazionali e autoctoni, destinati per l’80 per cento all’esportazione. Un buon rapporto qualità prezzo, vini eleganti e sinceri. Dai classici della Doc Friuli Grave, fra i quali il Pinot Grigio e il Sauvignon Blanc, un morbido Traminer Aromatico, il Friulano e lo Chardonnay. Al Merlot, al Refosco dal Peduncolo Rosso, al Cabernet. Il Briccolo, è il  Merlot affinato per un anno in botti di rovere, prodotto nelle annate di ottima qualità nella barriqueria realizzata nei lunghi forni dell’antica fabbrica di mattoni. E c’è il Ramandolo. Dal 2012, Bidoli Vini produce anche il Prosecco Doc Extra Dry, un verduzzo ‘Tite’ Demi Sec, ma anche una elegante Ribolla Gialla Brut. Un ritorno alle origini. Alla fonte dello sviluppo di questa importante azienda. Che si distingue anche per il tratto elegante e gentile dell’accoglienza. A pochi passi dalla città del Prosciutto di pregio. Ed è il risultato dell’impegno di tre generazioni di imprenditori. In un’azienda che è attenta alla sostenibilità. Come ha spiegato Arrigo Bidoli, nella sua realizzazione è stata prestata molta attenzione al mantenimento delle caratteristiche strutturali e architettoniche dell’antica fornace. Inoltre, una ‘barriera’ di vegetazione ad alto fusto cattura l’eccesso di anidride carbonica prodotto dalla fermentazione delle uve. Mentre un impianto di fitodepu razione assicura le pulizia delle acque di scarico. Strutture sotterranee nel piazzale destinato ai mezzi pesanti, numerosi perché la Cantina valora diverse migliaia di quintali di uve, sono inoltre progettate per separare le acque da benzine, oli, grassi e altre frazioni leggere derivanti da prodotti petroliferi. L’uso di bottiglie di vetro dal peso ridotto favorisce il trasporto e la riduzione delle emissioni inquinanti. Elementi caratterizzanti di una cultura dell’innovazione aziendale, che prosegue anche nel terzo millennio il trend di quest’azienda, nata nel 1924, sulla collina friulana.

Carlo Morandini

Rive d’Arcano, 14 ottobre 2016.

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